Di-Vino

Di-Vino

  • ex ristoratrice,
  • ex rappresentante di vini
  • appassionata di enogastronomia
  • diploma di Maestro assaggiatore di salumi (ONAS) [2014]
  • diploma di Assaggiatore di Vino  (ONAV) [2005]
  • corso di Assaggio di Olio EVO

Liana Mazza

scrivetemi se vi va su panearte.it@gmail.com

Non vogliamo essere professionali, vogliamo essere “amici del vino”

Vorrei riprendere dove abbiamo interrotto l’ultima volta, nel mio ultimo “pezzo” abbiamo conosciuto il metodo charmat ( quindi anche il prosecco.) ora è la volta del metodo classico

Ma prima di iniziare la didattica vi vorrei proporre una degustazione on line.

Vi piace l’idea? Vi propongo un vino da acquistare fissando data e orario al fine di trovarci tutti con bottiglia e bicchiere per assaggiare, degustare insieme davanti al pc.

Gli interessati possono scrivermi a

lianamazza@gmail.com

E ora……Il metodo classico o champenois

Le fasi di spumantizzazione sono tante, le elenco, ma approfondirei solo alcune. Quelle che, secondo me, sono di maggior interesse per capire il tipo di lavorazione.

Cosa ne pensate? Non è il mio intento riempire le pagine di nozioni.

1 Cuvée/assemblage

2 liqueur de tirage 

3 imbottigliamento

4 presa di spuma

5 maturazione

6 rimescolamento. 

7 sboccatura o degorgement 

8 liquer d’expedition 

9 chiusura 

10 vestizione 

Cuvée : il vino viene prodotto con una vendemmia anticipata per garantire un corredo acido che sia adeguato ai trattamenti che dovrà subire , si possono utilizzare anche diverse annate dello stesso vino per garantire un prodotto delle caratteristiche costanti nel tempo, se invece venisse utilizzato un vino prodotto con uve di un solo anno parleremo di millesimato. 

Liqueur de tirage: Uno sciroppo a base di lieviti, zucchero di canna, sali minerali ,caseina e argilla (questi ultimi per facilitare l’eliminazione delle fecce).

Per attivare la rifermentazione viene aggiunto al vino il liquore di tiraggio. Successivamente viene fatto l’imbottigliamento. Il vino viene immesso nelle bottiglie chiamate champagnotte che saranno a tutti gli effetti i contenitori definitivi per la futura commercializzazione del vino. L’imbottigliamento avviene a tenuta stagna con tappi metallici, a “corona” che presentano all’interno un piccolo cilindro di plastica, la bidule* 

Dopo 4 mesi di rifermentazione in bottiglia, in posizione orizzontale, per l’azione dei lieviti e zuccheri viene liberato calore, si producono alcol e CO2, ottenendo così uno spumante. 

Maturazione- fase di almeno 12 mesi (Franciacorta per 30 mesi), i lieviti ormai esausti si depositano sul fondo della bottiglia, formando le fecce che gradualmente liberano sostanze aromatiche nel vino.

Rimescolamento (remouage) : Le bottiglie vengono poste su appositi cavalletti, le pupitres, sui quali sono ruotate di ¼ di giro periodicamente, al fine di veicolare le fecce verso il collo, entro 1-2 mesi. Questo sistema era fatto manualmente da un addetto, ma, in particolare le aziende più grandi hanno sostituito la poesia di questa operazione con macchine programmate appositamente alla rotazione.

Sboccatura o degorgement : successivamente bisogna eliminare le fecce che si sono depositate sul tappo. I metodi sono due uno tradizionale e uno moderno:

a la volée, manuale fatta dal cantiniere con perdita di parte del vino.

a la glace, più usata oggi, si immerge il collo della bottiglia in una soluzione refrigerante a -25° in modo che la parte di vino contenente le fecce si congeli.

Si stappa la bottiglia e si fa uscire il cilindretto ghiacciato con le fecce. A questo punto si aggiunge il liqueur d’expedition , si rabbocca la bottiglia utilizzando un apposito sciroppo, costituito da vino/mosto/zucchero di canna.

Nel caso non venisse aggiunto questo sciroppo avremo un metodo classico Pas dosé (dosaggio zero) o Nature. Ne avrete letto o visto su carte di vini al ristorante.

Dopo questo procedimento, per me affascinante (vi confesso che è stata una domanda rivoltami al mio esame da Assaggiatore) si tappa la bottiglia con il tappo di sughero, a fungo, che in origine ha forma di cilindro perfetto.

Le bottiglie vanno conservate altre due mesi prima di essere immesse sul mercato.

Quando si stapperà la bottiglia più il tappo tenderà ad allargarsi più il prodotto sarà fresco,

Vi è capitato di stappare Champagne e/o altri Metodo Classico il cui tappo è rimasto piccolo ? avrete notato come il vino presentava caratteristiche diverse, evoluzione , eventuale ossidazione … Avremo modo di approfondire.

Ultima fase la vestizione che si completa con la capsula e la gabbietta per il tappo e le etichette per la bottiglia.

Curiosità:

In Francia si producono vini speciali Champenois nella Champagne con vitigni Pinot Noir,

Chardonnay, Pinot Meunier ( del mugnaio, perché gli acini hanno molta pruina, ricordate?, sembrano infarinati).

In Spagna si adotta il metodo Cava o Traditional con uve , nella zona della Catalogna, Parellada, Xarel-lo, Macabeo.

In Italia le magio riproduzioni di metodo classico si hanno nella zona dell’Oltrepò Pavese con Pinot Nero , dalla Franciacorta con Chardonnay. Nel 1995 nacque l’Istituto Talento Metodo Classico per tutelare, valorizzare promuovere il marchio italiano nel mondo, rinunciando al termine spumante(troppo generico) per la produzione con uve Pinot Nero e Chardonnay del Talento di cui probabilmente avrete sentito o anche letto su qualche carta di vini.

Due vitigni menzionati:

Pinot nero : aristocratico vitigno di Borgogna dove da origine a vini con profumo e aroma ineguagliabile. È coltivato con buoni risultati anche in California e in Australia, è considera un vitigno difficile e in Italia, non da sempre risultati soddisfacenti. Si presta anche alla vinificazione in bianco, specialmente per la produzione di spumanti e champagne.

Vinificato in rosso degni di nota Pinot Neri del Trentino Alto Adige.

Chardonnay è un vitigno francese diffuso in tutto il mondo, un cosiddetto vitigno “con la valigia”. Grazie alla facilità di coltivazione e vinificazione costituisce la base dei grandi Bianchi di Borgogna ed è usato anche in Italia. Molto diffuso per produrre sia vini fruttati leggeri che vieni potenti e corposi,con un elevata morbidezza e i migliori spumanti metodo classico. La diffusione di questo vitigno ha contribuito una certa standardizzazione del gusto, vista di cattivo occhio da alcuni.

Cosa avete assaggiato in questo periodo?

Un paio di sere fa’ io ho aperto una bottiglia di Cerasuolo d’Abruzzo, DOC, annata 2019

Grado alcolico 13°

Affinamento in vasche di acciaio

Prezzo medio in enoteca :  € 5/ € 7 

Il Cerasuolo d’Abruzzo è un vino che nasce da uve Montepulciano, dal colore rosso ciliegia più o meno carico, vivace, brillante. Al naso è delicatamente vinoso, fruttato con sentore di piccoli frutti rossi e petali di fiori rossi. Al palato è fresco, sapido, rotondo e armonico con una delicata vena di amaro che non disturba assolutamente, anzi.

 

Nel primo articolo vi ho parlato anche di Prosecco e in questa occasione entro nello specifico.

Le bollicine fanno parte dei cosiddetti Vini Speciali a cui appartengono anche altri vini che conosceremo in seguito.

Una categoria di vini ottenuti con tecnologie particolari e addizionati di alcuni ingredienti, quali ad esempio lo zucchero e l’alcool, è quella riguardante i vini spumanti e i vini frizzanti

Definizione di Vino Spumante: è un vino speciale caratterizzato dallo sviluppo di anidride carbonica all’interno della massa liquida.

I vini delle feste!!! siete d’accordo?

Gli spumanti naturali si producono con due metodi differenti:

Il metodo Charmat , argomento di oggi

Il metodo Champenois o Metodo Classico (tenetevi pronti per la prossima volta)

                                     il metodo Charmat:

la rifermentazione del vino, prodotto con uve di vigneti aromatici, avviene in grandi recipienti (autoclave*) , le fasi successive (esempio imbottigliamento) sono effettuate in condizioni isobariche, cioè a pressione costante.

Al momento della “presa di spuma”* si possono ottenere sia spumanti dolci che secchi, interrompendo la rifermentazione quando si è ottenuto il residuo zuccherino e il grado alcoolico desiderato dal produttore. (vi rammento quanto indicato nell’articolo precedente, la qualificazione in base al residuo zuccherino: Brut ,Extra Brut, Dry, Extra Dry e Demi sec)

Vi state chiedendo: “come si interrompe la rifermentazione? “ riducendo di colpo la temperatura a – 4°/ – 5°

Questo metodo permette di avere spumanti che siano consumati in tempi rapidi, di solito con aromi fruttati e molto freschi legati alla tipologia del vitigno di origine.

Quindi ricapitolando:

preparazione vino base, 

preparazione lieviti*, in modo da far ripartire la fermentazione,

travaso in autoclave verticale: riempita con vino base, lieviti, zuccheri

rifermentazione in autoclave tra 12° e 18° se si vogliono mantenere gli aromi questo periodo varia tra i 30 e gli 80 giorni, se invece si vuole un vino con un bouquet più accentuato la fase si prolunga fino a 12 mesi e questo è propriamente chiamato Metodo Charmat lungo.

Ora nel pratico vediamo esempi:

gli Spumanti naturali prodotti con metodo Charmat sono

Il Prosecco ovviamente e molte bollicine a base di uva Moscato Giallo, Malvasia Nera, Brachetto, Moscato Bianco e….

Una piccola menzione giusto per capire che quando beviamo vini frizzanti (il tipico vino della casa) si tratta di spumanti artificiali, cioè ottenuti con insufflazione di CO2 (anidride carbonica), con obbligo di menzione se etichettato. Mia personale considerazione di vino della casa ha proprio poco!!!

Basta tecnica!…ora conosciamo due vitigni menzionati:

Il Moscato Giallo :

è un vitigno aromatico che fa parte della famiglia dei moscati, noto anche con il nome di moscato Sirio, probabilmente in riferimento alla sua origine medio-orientale, che giunse in Italia con i Greci. I Romani l’hanno coltivato fin dal II secolo a.C., si è diffuso nel nord durante il Medioevo grazie ai mercanti veneziani. Il nord-est italiano è la zona maggiormente vocata alla coltivazione di questo vitigno. Nella zona dei Colli Euganei, in Veneto, è noto come moscato Fiori di arancio, mentre in Alto Adige è conosciuto come Goldmuskateller

È un vitigno utilizzato sia per la vinificazione, sia come uva da tavola, come in Sicilia lo Zibibbo.

Il grappolo è medio-grande, piramidale allungato, spargolo*. L’acino è medio, sferico con buccia pruinosa*, spessa e consistente, di colore giallo,matura precocemente, di produzione buona e regolare.

Le altre varietà di moscato maggiormente diffuse in Italia sono: il moscato bianco, il moscatello di Saracena ( provincia di Cosenza) , il moscato di Terracina (provincia di Latina), il moscato rosa (coltivato prevalentemente in Trentino-Alto Adige, dove è chiamato anche rosenmuskateller), il moscato di Scanzo (provincia di Bergamo), il moscato nero di Acqui, il moscato di Alessandria, coltivato in Sicilia dove è conosciuto come zibibbo

Sovente è vinificato sia nella sua versione dolce che in quella secca, come spumante dolce o passito.

Curiosità: Il suo nome deriva da muscum, che significa muschio, per il suo caratteristico profumo, intenso e aromatico, che ricorda quello della pianta.

Abbinamenti: Per il suo gusto e aroma, questo vino dal colore giallo dorato chiaro, al naso gradevolmente aromatico, con note muschiate, si può abbinare a diversi tipi di ricette di dolci e di pasticceria. Oltre ai tipici prodotti della zona di produzione, che ha una grande tradizione culinaria, come strudel e zelten che ne esaltano il suo sapore, il Moscato Giallo è il vino perfetto in abbinamento con la pasticceria secca, come cantucci o biscotti alle mandorle oppure con dolci di frutta rossa e crostate di frutta fresca. Questo è un vino che si abbina anche molto bene con formaggi a pasta dura, come l’Asiago o uno dei tanti formaggi sia tipici della zona di produzione del vino che provenienti da altre regioni. Per gli amanti delle varie cucine etniche, il Moscato Giallo si abbina molto bene con alcune pietanze tipiche della cucina asiatica.

Vino: 100% uve moscato giallo – gradazione alcolica 10° / 12°

Prezzo medio in enoteca: dai 9€ fino ai 25€ a seconda delle cantine.


Il Brachetto d’Acqui

Il Brachetto è un vitigno autoctono a bacca nera tra i più antichi del Piemonte, probabilmente originario delle colline del Monferrato Astigiano, anche se, in mancanza di documentazioni storiche precise, alcuni lo fanno derivare da una tipologia coltivata nella regione di Nizza Marittima, oggi nota come Braquet Francese.

Una delle prime citazioni risale al 1817, in cui il naturalista Gallesio definisce il Brachetto un “vino celebre”. Devastato dalla fillossera* alla fine della prima guerra mondiale, molti viticoltori scelsero di non reimpiantare i vigneti a Brachetto, preferendo colture più resistenti e redditizie. Fu un lungimirante produttore del territorio, a sperimentare un Brachetto Spumante ottenuto con il metodo Charmat, con fermentazione in autoclave, ridando impulso alla produzione di questo vino e alla diffusione del Brachetto sul territorio.

Il Brachetto d’Acqui è prodotto esclusivamente con le uve del vitigno Brachetto provenienti da vigneti collinari situati nei territori di numerosi comuni, precisamente 18, della provincia di Asti e 18 comuni della provincia di Alessandria. Per quanto riguarda la zona di Alessandria, la provincia più famosa in cui viene prodotto questo vino è Acqui Terme. Attualmente il Brachetto viene prodotto nella zona piemontese delle cosiddette “colline degli aromatici”, ovvero nei territori di ventisei comuni divisi fra le provincie di Asti (Vesime, Cessole, Loazzolo, Bubbio, Monastero Bormida, Rocchetta Palafea, Montabone, Fontanile, Mombaruzzo, Maranzana, Quaranti, Castelboglione, Castel Rocchero, Sessame, Castelletto Molina, Calamandrana, Cassinasco, nonché Nizza Monferrato limitatamente alla parte di territorio situato sulla destra del torrente Belbo) ed Alessandria (Acqui Terme, Terzo, Bistagno, Alice Bel Colle, Strevi, Ricaldone, Cassine, Visone). Il vitigno utilizzato è l’omonimo Brachetto, che produce grappoli dal bel colore blu-violaceo, spesso ricoperti da un esteso strato di pruina* e dallo spiccato profumo di rosa; la vendemmia in genere si completa entro la prima settimana di settembre. La produzione è relativamente limitata poiché, in totale, sono solo circa un migliaio gli ettari vitati.

Nella zona del Roero è noto come “brachetto dal grappolo lungo” o “brachettone”, dando vita al Birbét, vino da dessert della tradizione. Non va però confuso con il Brachét, coltivato nel canavese, oppure con il Brachetto di Valsusa, anche noto come Lambrusca di Alessandria, che non appartengono in realtà alla varietà di Brachetto.

Esistono due tipologie di Brachetto d’Acqui, ovvero il vino rosso e lo spumante.

Il Brachetto d’Acqui viene oggi considerato come il vino più aromatico e di tendenza, e il tutto è dovuto alla sua delicatezza nel gusto e al suo profumo floreale, ma anche alla sua bassa gradazione alcoolica.

Brachetto d’Acqui Spumante (Vino Rosso Spumante) Versioni: Spumante Extra-brut /Brut /Extra-dry /Dry / Demi-sec /Doux

97% Vitigno Brachetto 3% Vitigni a bacca nera idonei alla coltivazione nella regione Piemonte – Gradazione alcolica 12°

Vino Rosso Spumante dalla spuma fine, persistente, colore rosso rubino di media intensità e tendente al granato chiaro o rosato o rosè, odore caratteristico, molto delicato, talvolta fruttato o tendente allo speziato nella versione meno zuccherina, dal sapore delicato, caratteristico, da extra-brut a dolce.

Abbinamenti: Dessert e macedonie, fragole con panna, pesche bagnate al Brachetto d’Acqui, crostate di frutta, dolci a pasta lievitata, pan di spagna, gelatine di frutta, dolci di pasta fritti.

Prezzo medio in enoteca: dai 7€ ai 12€

 

Se avete domande , curiosità scrivetemi …

A presto

Liana

4 passi tra i vitigni, 4 parole per conoscere (ma oggi sono 6)

Autoclave: Le autoclavi sono serbatoi in acciaio inox a chiusura ermetica utilizzati per la produzione di vini spumanti con il metodo Charmat per ottenere la rifermentazione in autoclave. Le autoclavi non sono semplici contenitori passivi per il vino ma macchinari enologici sofisticati e tecnologicamente avanzati che permettono di:

  • tenere sotto controllo la fermentazione,

  • monitorare e variare la temperatura dello spumante in essi contenuto,

  • effettuare la rifermentazione senza perdita di pressione.

Presa di spuma: processo durante il quale al vino base, messo nelle autoclavi, chiuse ermeticamente, vengono aggiunti lieviti selezionati e zuccheri, in modo tale da favorire la rifermentazione.

Lieviti : per il vino sono funghi unicellulari aventi forma sferica, ovale o ellittica. Microrganismi che intervengono durante la fase di fermentazione, processo per mezzo del quale, attraverso gli enzimi, trasformano gli zuccheri in alcool etilico e anidride carbonica

Spargolo: Grappolo di uva con acini radi.

Pruina(pruinosa*) è una sostanza di consistenza cerosa che viene prodotta dalle cellule superficiali dell’epidermide di frutti e foglie della vite. Ha funzioni protettive dai raggi solari. Avete presente quella velatura bianca delle prugne?

Fillossera della vite è un insetto della famiglia dei Phylloxeridae. È un fitofago associato alle specie del genere Vitis che attacca le radici delle specie europee e l’apparato aereo di quelle americane.

 

  • Introduzione all’assaggio del vino….

Non vogliamo essere professionali, vogliamo essere “amici del vino”.

Questa rubrica si comporrà di due parti: una tecnica e l’altra, la più piacevole, tratterà i vini, le differenze tra i vari tipi e poi…. Chissà?!

Iniziamo a vedere come approcciarci al nostro bicchiere …

LA DEGUSTAZIONE DEL VINO

Perché si degusta?

Il termine degustazione è più propriamente definito assaggio in termine tecnico, qualora si intenda valutare il vino per assegnargli un giusto valore commerciale o per coglierne pregi e difetti, relativi al lavoro dell’enologo o alla partecipazione a concorsi enologici.

Userò per noi il termine degustare, in quanto desidero accompagnare a questa funzione una sensazione di appagamento e di piacere, derivante dalla stimolazione dei nostri sensi e da abbinare al cibo.

Quindi in qualità di consumatori degustiamo per sapere, individuare i pregi e i difetti del vino acquistato o scelto al ristorante, per conoscere il suo stato di evoluzione e per poterne parlare, disinvoltamente, con i propri amici o con gli ospiti a tavola.

Come si degusta

Le degustazioni professionali si articolano in una sequenza precisa di momenti, ma anche un amatore può approcciarsi con metodo e dimostrando la propria competenza.

Sintetizzando e semplificando molto qui di seguito i passaggi, anche se può sembrare lunghissimo, leggendo, il procedimento in realtà è breve, basta solo memorizzare la sequenza e si scoprirà la piacevolezza di ciò che si sta bevendo, profumi e aromi che, altrimenti, non potremmo sentire.

Osserviamo attentamente il vino mentre viene versato nel bicchiere, quindi portiamo il calice all’altezza degli occhi, prendendolo per lo stelo (la mano, che regge il bicchiere, tocca solo lo stelo di esso) al fine di valutare la trasparenza, la limpidezza e l’eventuale effervescenza del vino; lo abbassiamo poi contro la tovaglia, sarebbe meglio bianca, e, guardandolo dall’alto, valutiamo l’intensità, la tonalità e le sfumature del colore;

Riportiamo il bicchiere all’altezza degli occhi, imprimiamo una lenta rotazione in modo da avvinarne le pareti, sulle quali rimarrà un velo di liquido che formerà degli archetti utili a valutare la fluidità del vino, più questi “archetti” saranno ravvicinati e più ci potremo aspettare, al gusto, un vino morbido. Solo dopo avviciniamo il bicchiere al naso e, a vino fermo, inspiriamo intensamente, allontanando, però, il naso dal bicchiere ad intervalli, per non incorrere a una possibile assuefazione ai profumi percepiti.

Ruotiamo lentamente il bicchiere su se stesso, così da creare “l’imbuto” di vino che, accrescendo la superficie di evaporazione, fa sprigionare le sostanze odorose; portiamo il bicchiere al naso, annusiamo di nuovo, quindi lo portiamo alla bocca e introduciamo in essa solo una piccola quantità di vino. Tratteniamo prima di deglutire e muoviamo il vino con la lingua, imprimendo contemporaneamente una certa pressione contro il palato, per avvertire i diversi componenti del vino (alcolicità, acidità, sapidità, tannini, ecc.) ed il loro equilibrio; dopo aver deglutito il vino, espiriamo ancora e quindi in senso inverso, convogliando l’aria dai polmoni, riportiamo alla mucosa olfattiva altri sentori che, per effetto della temperatura della cavità orale, si saranno ulteriormente liberati (aroma di bocca). Questa terza fase dell’esame gustativo é di fatto una fase gusto-olfattiva.

Basta nozioni!

E adesso? Facciamo un aperitivo? Voi cosa bevete?

Conosciamo due vini bianchi tra i più apprezzati per questo momento conviviale.

Prosecco

Il Prosecco è un vino ottenuto da uva Glera, vitigno* storico del Veneto. Questo vino, prodotto con metodo charmat, è una delle bollicine italiane più conosciute. Ha carattere delicatamente aromatico, profumato di mela e fiori bianchi. Esiste sia la versione bianca che rosè , ora molto pubblicizzata in televisione. In base al residuo zuccherino il Prosecco si classifica in:

  • Extra Brut;
  • Brut;
  • Extra Dry (il più proposto nei bar come aperitivo)

Extra Brut, Brut, Extra dry, Dry?
il RESIDUO ZUCCHERINO* nella bottiglia di Prosecco è l’elemento assolutamente rilevante per capire se la bottiglia sarà più adatta all’aperitivo, oppure a tutto pasto o se, addirittura, potrà esaltare il dessert.

Il Prosecco Extra BRUT e BRUT sono le versioni più secche quindi con residuo zuccherino più basso (meno di 12 gr/l). Si avvertono in bocca leggermente più aciduli pur mantenendo sapore pieno e il classico profumo delicatamente fruttato.

 La versione Brut del Prosecco è ideale in abbinamento ad antipasti delicati, risotti e piatti di pasta con sughi leggeri, ottimo con una frittura di pesce dove l’effervescenza e l’acidità hanno una perfetta funzione di pulizia della bocca e tengono testa al piatto.

Il Prosecco EXTRA DRY è un termine un po’ ingannevole, poiché al contrario di cosa si può immaginare dalla traduzione letteraria del nome, rappresenta un Prosecco di maggiore “dolcezza” rispetto ai precedenti .L’ EXTRA DRY riscuote più successo come aperitivo perché più morbido. Se desideraste accompagnarlo a qualche pietanza a tavola ottimo con formaggi freschi o carni bianche e in abbinamento a crostacei.

Nella scala zuccherina , salendo di dolcezza, vi è il Prosecco DRY, tipologia meno diffusa: presenta un residuo zuccherino più elevato. Il Dry ha una decisa nota abboccata* e nel bicchiere sono più intense le note fruttate quali: pesca bianca, mela verde, e note agrumate. Di questa tipologia il più famoso è il Cartizze, da servire ben freddo per mitigarne la dolcezza. L’ abbinamento giusto: piatti aromatici della cucina fusion o pasticceria secca.

Gewurztraminer

Il nostro secondo vino: un Aromatico da Aperitivo, quello un po’ difficile da pronunciare ,dal nome ingannevole, ma prodotto da un vitigno autoctono* italiano

Il Gewurztraminer,, è un vino prodotto in Alto Adige, e, più nello specifico, a Traminer (Termeno), un piccolo paese nella provincia di Bolzano, e in altre località vicine. Il suo nome significa letteralmente Traminer speziato, prendendo dunque spunto dalla località di provenienza e dalla sua principale caratteristica organolettica.

La polpa degli acini di questo vitigno è rosata, contraddistinta dal sapore aromatico che dona la peculiarità al vino, che, però, si presenta di colore giallo paglierino intenso, caratterizzato da riflessi dorati. Al naso è inconfondibile, per il bouquet olfattivo, con note di frutti tropicali (ananas, litchi, mango) e canditi. All’assaggio è piuttosto alcolico, poco acido, dolce e aromatico, pieno, intenso, emergono note fruttate e fiorate, con sentori di spezie.

Queste particolari caratteristiche rendono il Gewurztraminer piuttosto difficile da abbinare al cibo. Va servito fresco, nel calice da vino bianco.

La sua struttura lo rende poco adatto, a differenza di molti bianchi, ai piatti più delicati.

L’aromaticità molto spiccata lo rende, tuttavia, ottimo abbinato a pietanze orientali a base di carne bianca e spezie. perfetto con gli stuzzichini preparati con formaggi, verdure, e risulta essere ideale per accompagnare piatti a base di pesce, come i risotti, le paste, le grigliate e le fritture. Molto apprezzato come vino da aperitivo.

Quale vino avete bevuto, degustato, in questi giorni?

Ne parliamo insieme?

Io? Un Etna rosso – annata 2010

Vitigni:   80% Nerello Mascalese – 20% Nerello Cappuccio (vitigni siciliani)
Titolo alcolometrico: 13%
Affinamento:   12 mesi in barrique

Prezzo medio in enoteca: 15/18 euro

Colore rosso rubino di bella trasparenza.

Profumi intensi e piacevolmente complessi: sentori floreali di rosa appassita, confettura di more, toni speziati accentuati dai 10 anni, cenni salmastri e sulfurei, sentori di tamarindo, lievi accenni terrosi.

Un Vino equilibrato, elegante, fine, di carattere, anche se vellutato nei tannini, mai graffianti, con briosa acidità, di piacevole beva, grazie anche al contributo prezioso di una gustosa mineralità.

Piuttosto lunga la persistenza, ottimo bilanciamento organolettico,

Un Vino rosso garbato, equilibrato, con una stuzzicante intensa aromaticità il tutto a comporre un carattere molto versatile e godibile nell’abbinamento gastronomico, “maturo” all’apice della sua beva, è un vino di 10 anni!

La viticoltura dell’Etna ricopre sempre più un ruolo di primo piano nel panorama Enoico italiano, tuffatevi nella sua eleganza organolettica.

L’ho abbinato a coniglio arrosto con patate.

 

4 passi tra i vitigni, 4 parole per conoscere:

vitigno – Varietà coltivata di vite, dalle cui uve il vino acquisisce le sue principali caratteristiche, assumendone spesso la denominazione

autoctono – è una particolare varietà di vite utilizzata per la produzione di vino, coltivato e diffuso nella stessa zona storica di origine del vitigno stesso.

abboccato – un vino con un residuo zuccherino compreso tra i 4 e i 12 grammi/litro

residuo zuccherino – è la quantità di zucchero naturale che rimane nel vino dopo la fermentazione.

condividi su